
In Italia nascite ancora in calo, nel 2025 14mila in meno
Condivisa il 23 ottobre 2026 alle ore 08:52
www.quotidiano.ilsole24ore.comIn Italia nascite ancora in calo, nel 2025 14mila in meno
Istat. La discesa può proseguire nel 2026: i dati provvisori sui primi mesi dell’anno registrano meno 2mila nati rispetto allo stesso periodo 2025
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Natalità ancora in calo in Italia: in base ai primi dati provvisori, nel periodo gennaio-luglio 2026, le nascite sono 196.864, diminuite dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 (-2mila), e si conferma il dato definitivo del 2025 a 355.772, in diminuzione del 3,8% sul 2024 (-14mila unità) e del 38,3% rispetto al picco registrato nel 2008 (oltre 576mila nati), con una perdita complessiva di oltre 220mila bambini. Sono i dati salienti del rapporto “Natalità e fecondità della popolazione residente” dell’Istat.
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Il numero medio di figli per donna raggiunge un nuovo minimo: nel 2025 è pari a 1,14 (da 1,18 nel 2024), e scende a 1,07 per le donne di cittadinanza italiana (1,74 per le donne straniere). La stima provvisoria relativa al periodo gennaio-luglio 2026 evidenzia una fecondità pari a 1,13. La fecondità delle donne laureate è più bassa (1,09 figli per donna) e tardiva (età media al parto di 34,9 anni) rispetto a quella delle donne in possesso di licenza media (1,58 figli e 29,7 anni). Anche nel 2025 Sofia e Leonardo sono i nomi preferiti dai genitori per i figli. Il 7,3% dei nati ha ricevuto nel 2025 il doppio cognome, sia del padre sia della madre, era il 6,7% nel 2024. Alcuni dati emblematici della situazione: è di 32 anni l’età media delle madri alla nascita de primo figlio (31,9 nel 2024), e sale di quasi un punto, al 44,1%, la quota di nasciate fuori dal matrimonio.
Negli ultimi anni la diminuzione delle nascite è in parte determinata dalla riduzione del numero dei potenziali genitori, a loro volta venuti al mondo dagli anni Ottanta in poi, periodo in cui si consolida il declino della fecondità. Le donne che attualmente hanno tra i 30 e i 40 anni, fascia di età nella quale si concentra oltre il 65% delle nascite attuali, sono nate tra il 1985 e il 1995, anni nei quali il numero medio di figli per donna scende da 1,45 a 1,19, il valore più basso del secolo scorso. L’attuale riduzione delle nascite è però anche frutto della sempre più bassa tendenza ad avere figli. Nel 2025, il numero medio di figli per donna scende ancora, raggiungendo il valore di 1,14 e segnando un nuovo minimo storico, dopo il precedente del 2024 (1,18). Tra le donne nate nel 1976, che oggi hanno compiuto 50 anni e hanno in gran parte concluso la propria esperienza riproduttiva, il 23% non ha avuto figli; trent’anni prima la quota era prossima al 10%. Il fenomeno, spiega l’Istat, «da un lato riflette le criticità connesse all’avere figli, dall’altro suggerisce l’emergere di scelte di vita che possono prevedere percorsi alternativi alla genitorialità». A questa scelta si affianca la riduzione del numero di figli: l’analisi mostra come le donne nate nel 1947 hanno avuto in media 2,01 figli; in quelle nate nel 1976 si scende a 1,44. A diminuire sono soprattutto figli successivi al secondo (passati da 0,42 a 0,16). Questo fenomeno è andato di pari passo all’innalzamento dell’età media al parto: nel 1947 l’età media al parto è stata pari a 26,9 anni, quella al primo figlio pari a 24,8. Per le donne nate nel 1976, invece, l’età media al parto è stata pari a 31,4 anni, con il primo figlio avuto mediamente a 30 anni. Il fenomeno continua ancora oggi: come detto nel 2025 l’età media al parto è stata di 32,7 anni. Inoltre, persiste una forte variabilità legata al grado di istruzione. Se una donna con licenza media ha mediamente un figlio prima dei 30 anni (29,7), nelle donne diplomate si sale a 32,5 anni, mentre nelle laureate a 34,9. La distanza tra donne laureate e con licenza media sul piano della fecondità si riscontra in tutte le aree geografiche. Diminuiscono i nati da genitori sia italiani, sia stranieri. I nati da genitori italiani, che costituiscono oltre tre quarti delle nascite totali (77,4%) e che ammontano a 275.330 nel 2025, registrano una diminuzione del 4,8% sul 2024 e del 42,6% rispetto al 2008. I nati da genitori stranieri, pari a 49.002 nel 2025, diminuiscono del 3,1% rispetto al 2024 e del 38,7% rispetto al 2012, anno nel quale se ne registrò il numero massimo. I nati da coppie miste (padre italiano/madre straniera o padre straniero/madre italiana), pari a 31.440 nel 2025, aumentano invece del 4,2% sul 2024 e dell’11,8% rispetto al 2012. Negli ultimi quarant’anni l’Italia è passata da un anziano ogni due giovani adulti a tre anziani ogni due: gli over 65 hanno superato i 18-34enni nel 2010 e nel 2026 il rapporto raggiunge 141 anziani ogni 100 giovani. È la componente straniera ad aver rallentato questo processo: senza di essa il sorpasso sarebbe avvenuto già nel 2007. L’invecchiamento non è uniforme: colpisce soprattutto le aree interne, che in vent’anni hanno perso oltre 800 mila giovani, e si somma nel Mezzogiorno a una doppia emorragia, verso il Nord e verso l’estero, di giovani sempre più istruiti.
PRINCIPALI INDICATORI DI NATALITÀ E FECONDITÀ
2008 2013 2018 2020 2022 2023 2024 2025
Nati
IN ITALIA 576.659 514.308 439.747 404.892 393.333 379.890 369.944 355.772
Tasso di natalità 9,7 8,5 7,3 6,8 6,7 6,4 6,3 6,0*
Nati del primo ordine*(%) 49,4 48,9 46,6 47,5 48,9 49,1 49,1 49,1
Nati da almeno un genitore straniero (%) 16,8 20,4 22,0 21,8 20,9 21,3 21,8 22,6
Nati da genitori stranieri
(%) 12,6 15,1 14,9 14,8 13,5 13,5 13,7 13,8
Nati da genitori italiani (%) 83,2 79,6 78,0 78,2 79,1 78,7 78,2 77,4
Nati fuori dal matrimonio (%) 19,7 26,0 32,3 35,8 41,5 42,3 43,2 44,1
Tasso di fecondità totale 1,44 1,39 1,31 1,24 1,24 1,20 1,18 1,14*
Tasso donne italiane 1,33 1,29 1,22 1,17 1,18 1,14 1,11 1,07*
Tasso donne straniere 2,53 2,09 2,03 1,89 1,86 1,82 1,81 1,74 *
Età media al parto madri 31,0 31,4 32,0 32,2 32,4 32,5 32,6 32,7*
Età media madri italiane 31,6 32,1 32,5 32,7 32,9 33,0 33,1 33,2*
Età media madri straniere 27,5 28,5 29,0 29,3 29,5 29,6 29,7 29,8*
(*) Dato stimato. Fonte: Istat, Rilevazione delle nascite
la denatalitÀ è la vera emergenza economica
L’Istat ha diffuso oggi il rapporto su natalità e fecondità. Ogni anno ci ritroviamo a commentare gli stessi dati, con numeri sempre più bassi. Nel 2025 sono nati 355.772 bambini, il nuovo minimo storico, e i primi mesi del 2026 indicano un calo che rallenta ma non si ferma.
Continuiamo a trattare questi numeri come una questione di costume. Invece la denatalità è la prima questione economica del Paese. I bambini che non nascono oggi sono i lavoratori e i contribuenti che domani mancheranno per sostenere pensioni e sanità. Già ora l’Italia perde ogni anno circa 300mila residenti, quanti ne conta Catania. Un’azienda che vedesse sparire i clienti a questo ritmo non aspetterebbe il bilancio successivo per cambiare strategia.
C’è poi un paradosso. Il Paese ha bisogno di figli, ma chi li mette al mondo rischia di impoverirsi. In Italia la nascita di un figlio è una delle prime cause di povertà, subito dopo la perdita del lavoro di uno dei componenti della famiglia. Così stiamo segando il ramo su cui siamo seduti.
Per invertire la rotta non bastano bonus e misure spot. Prima di arredare una casa bisogna gettarne le fondamenta. Per i giovani questo significa un lavoro ben retribuito che arrivi prima dei trent’anni, un mutuo sostenibile per la prima casa e una fiscalità più equa. Significa anche guardare all’immigrazione con un approccio più maturo e meno ideologico, senza fermarsi agli slogan dell’una o dell’altra parte.
Il fisco, in particolare, richiede un cambio di mentalità. Due contribuenti con lo stesso reddito, uno con tre figli e uno senza, non hanno la stessa capacità contributiva, come ricorda l’articolo 53 della Costituzione, eppure il sistema non ne tiene adeguatamente conto. E non è un dettaglio tecnico, perché il modo in cui un Paese distribuisce le tasse racconta che cosa considera importante e finisce per orientare la cultura di tutti.
Serve però un obiettivo chiaro, perché senza un traguardo preciso non si va da nessuna parte. Sono anni che cerchiamo le cause della denatalità in Italia. Basta: il tempo dell’analisi è finito e ora serve una sintesi. Per farla bisogna mettere insieme l’intero sistema Paese, non solo le forze politiche ma anche banche, aziende, sindacati, mondo sanitario, informazione e cultura. L’Assegno unico, votato da tutti i partiti, dimostra che quando c’è la volontà le riforme si fanno.
In queste settimane aspettiamo la manovra, l’ultima di questo Governo. Difficilmente, anche alla luce della situazione internazionale, conterrà interventi di portata tale da far ripartire le nascite. Per questo la vera partita si giocherà nella prossima campagna elettorale. Tutti i partiti, nessuno escluso, dovranno inserire nei loro programmi proposte concrete e verificabili. Perché la natalità è la vera questione sociale del Paese.
Presidente della Fondazione per la Natalità
Papa Leone XIV : la politica sostenga matrimonio e famiglia
La famiglia ha una «funzione sociale» ed è «il fondamento della società». Lo ha detto il Papa rilanciando le parole di Gaudium et Spes, il documento del Concilio Vaticano II al centro della sua catechesi nell’udienza generale. Leone XIV ha dunque richiamato «tutti coloro che hanno responsabilità sociali, specialmente in ambito politico e culturale, al dovere di collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia». Sorridente come sempre, il Papa ha scelto di tornare in Piazza San Pietro, tra la gente. A soli otto giorni dall’intervento al polmone, ha cominciato l’udienza generale del mercoledì, come sempre, con il giro in papamobile, sfidando anche il maltempo di Roma. Unica precauzione il tettuccio trasparente sulla vettura bianca per proteggerlo dall’acqua. Per il resto saluti, benedizioni dei bambini e tanti sorrisi. L’unico riferimento al problema attraversato è nelle prime parole che pronuncia in piazza: «La prima cosa che vorrei dirvi è grazie! Grazie per il sostegno delle vostre preghiere. Grazie a Dio per la sua generosità. Rinnoviamo tutti la nostra fiducia nella bontà, nella misericordia di Dio». Fonti originali (3)
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