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Ieo, Intesa verso il controllo. Con la conquista di Mps, Ca’ de Sass supera il 30%

Condivisa il 19 ottobre 2026 alle ore 11:14
Notizia pubblicata il 18 ottobre 2026 alle ore 09:16 su 24plus.ilsole24ore.com
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Scenari

Ieo, Intesa verso il controllo. Con la conquista di Mps, Ca’ de Sass supera il 30%

Dopo l’Opas su Siena, la banca di Messina diventerà primo socio del polo Ieo-Monzino con il 32,7%, superando il tetto del 30% dello statuto

Servizio di Marigia Mangano Intesa Sanpaolo, oramai vicina alla conquista di Mps, si candida a divenire il socio di controllo dello Ieo con una quota complessiva superiore al 30 per cento. Nella storia del complesso ospedaliero, nato 32 anni fa per volontà di Umberto Veronesi ed Enrico Cuccia, non si è mai vista una posizione di questa entità. Prova ne è che lo statuto prevede un tetto massimo del 30% al possesso azionario per ciascun socio ai fini della stabilità. Fatto sta che la nuova fase di aggregazione bancaria si traduce per la banca guidata da Carlo Messina anche in questa significativa ascesa nel sistema Ieo. L’istituto di Ca’ de Sass si candida a ricoprire, e non solo nello Ieo, il ruolo che per decenni ha giocato Mediobanca negli assetti del complesso ospedaliero. Rispetto al passato, la posizione di Intesa Sanpaolo sarà ancora più solida per almeno due motivi. Intanto in valore assoluto Ca’ de Sass andrà a sommare il pacchetto del 7,3% storicamente detenuto nello Ieo a quello che erediterà da piazzetta Cuccia, pari al 25,7%. In tutto fa 32,7%, dunque oltre la soglia massima consentita. Inoltre, considerando l’asse costruito con Unipol nella partita di Siena, se l’alleanza fosse replicata anche qui porterebbe il blocco tra Milano e Bologna a un soffio dal 50% e oltre tale soglia tenendo conto della presenza delle Generali.

L’egemonia di Mediobanca

Il libro soci del sistema Ieo-Monzino è “congelato” dal 2018, quando Leonardo Del Vecchio fece il suo ingresso nell’azionariato costruendo una posizione del 18,4%, quota che si inserì in un assetto che vedeva da più di vent’anni in posizione dominante Mediobanca (25,37%), seguita da UnipolSai (14,37%), Intesa Sanpaolo (7,37%), Pirelli (6,06%), Banco Bpm (5,77%) e Mediolanum (4,62%), oltre a posizioni minori. Soggetti di spicco della finanza che nel 1994 Enrico Cuccia, il banchiere di Mediobanca, chiamò a raccolta per dare corpo all’intuizione di Umberto Veronesi e creare un’eccellenza italiana: lo Ieo, l’Istituto europeo di oncologia.L’ingresso del fondatore dell’impero Luxottica nell’azionariato fu rumoroso e per certi versi segnò l’avvio del processo che anni dopo avrebbe coinciso con l’uscita di scena di piazzetta Cuccia. Quando Renato Pagliaro e Alberto Nagel, allora espressione del vertice di Mediobanca, chiusero la porta dello Ieo a Leonardo Del Vecchio e rispedirono al mittente la donazione da mezzo miliardo offerta dall’imprenditore, non potevano neanche lontanamente immaginare che quel rifiuto avrebbe avuto un suo peso specifico sulle scelte dell’imprenditore di Agordo in tema di investimenti finanziari. E di riflesso, sulla storia di piazzetta Cuccia.

Il piano della Fondazione

Bisogna portare gli orologi indietro a giugno del 2018 per capire la portata e gli effetti di quello scontro sul futuro dell’istituto di Umberto Veronesi: Leonardo Del Vecchio bussa alla porta di Mediobanca e presenta un ambizioso progetto. Il piano, definizione che Del Vecchio preferiva correggere con “donazione” , vedeva la Fondazione Leonardo Del Vecchio, insieme a UniCredit in veste di socio dello stesso ente, pronta a mettere sul piatto 500 milioni per ampliare e fare dello Ieo un gruppo ospedaliero tra i primi in Europa. Mediobanca e i principali soci dello Ieo, IntesaSanpaolo inclusa, respinsero in modo secco l’offerta. Questione di equilibri e di potere, dato che una iniezione di liquidità di quella entità poteva creare le condizioni per rimettere in discussione i pesi azionari storici del gruppo, partendo dal ruolo della stessa Mediobanca. A gennaio 2019, chiarito una volta per tutte che non c’era spazio per trattare sul futuro del gruppo ospedaliero, partì la scalata a piazzetta Cuccia con la Delfin che rapidamente divenne il primo socio con il 20%. La scomparsa di Leonardo Del Vecchio, la successiva conquista di Mediobanca da parte di Mps, nel frattempo puntellata negli assetti da parte dalla stessa Delfin di Francesco Milleri, e la contestuale uscita di scena di Nagel segnarono la fine dell’egemonia storica di Mediobanca a fronte di una nuova centralità della Fondazione di Leonardo Del Vecchio al lavoro da tempo su nuovi progetti ambiziosi per l’istituto oncologico e per il Monzino.

La battaglia sulla fusione con Humanitas San Donato

Con l’Opas di Intesa su Siena e di riflesso la concentrazione sotto Ca’ de Sass di quote un tempo separate nello Ieo, torna così d’attualità il dossier del complesso ospedaliero presieduto da Carlo Cimbri e guidato da Mauro Melis con sviluppi che potrebbero anche rimettere in discussione il modello che lo ha governato per decenni. In proposito c’è chi ricorda un episodio significativo avvenuto nella lunga convivenza di Mediobanca e Intesa Sanpaolo nel libro soci Ieo-Monzino. L’episodio risale a poco prima che Del Vecchio facesse il suo ingresso nel capitale, agli inizi del 2017, quando sul tavolo dei soci arrivò la proposta fatta da Gianfelice Rocca e Paolo Rotelli: la fusione tra lo Ieo e l’Humanitas e il Monzino e San Donato. Al centro della discussione e del confronto tra i numerosi soci finì non tanto il piano di aggregazione proposto, quanto lo statuto no profit dello Ieo, che prevede tuttora che gli utili non vengano divisi tra i soci, ma reinvestiti in ricerca. Un modello diverso da quello dell’Humanitas e del Gruppo San Donato, entrambe realtà imprenditoriali. La proposta di Rocca e Rotelli fu bocciata dall’assemblea dello Ieo, ma la maggioranza fu di misura. E proprio in quella sede Mediobanca e Intesa Sapaolo guidarono schieramenti opposti. Vinse la linea di Mediobanca, fedele al mandato del fondatore che aveva scelto quel modello per tutelare l’indipendenza dell’Istituto. Piazzetta Cuccia riuscì a coagulare il consenso di UnipolSai, Generali e Telecom. Sull’altro fronte Intesa Sapaolo e il suo amministratore delegato Carlo Messina votarono invece a favore del piano Humanitas-San Donato insieme all’UniCredit di Jean Pierre Mustier, Rcs, Pirelli, Allianz, Banca Mediolanum e la Fondazione Pesenti.
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