Mangiagalli, l’ultimo compleanno Le sale parto al nuovo Policlinico La clinica festeggia 120 anni di attività. I ricordi di chi è nato in via della Commenda
Condivisa il 21 settembre 2026 alle ore 06:23
Mangiagalli, l’ultimo compleanno
Le sale parto al nuovo Policlinico
La clinica festeggia 120 anni di attività. I ricordi di chi è nato in via della Commenda
di Sara Bettoni
In duemila hanno risposto all’appello lanciato dal Policlinico sui social: «Se siete nati in Mangiagalli, mandateci un vostro ricordo». Una chiamata ai milanesi doc per festeggiare i 120 anni della clinica dedicata in primis alla maternità, oltre che alle donne. Nell’edificio storico di via della Commenda, che conta 6 mila parti l’anno e circa 10 mila ricoveri, però, dal 2027 non risuoneranno più i primi vagiti dei neonati milanesi: le sale parto verranno trasferite nel padiglione Sforza da poco realizzato secondo il progetto di Boeri-Barreca-La Varra. «Ma troveremo il modo di conservare il nome anche nel nuovo reparto», assicura Marco Giachetti, presidente del Policlinico.
I video-contributi dei «figli della Mangiagalli» apriranno il convegno con cui l’ospedale oggi festeggia il compleanno della clinica, inaugurata il 25 settembre del 1906 e nata dall’intuizione del ginecologo e primo rettore dell’Università degli Studi di Milano, Luigi Mangiagalli, che fu anche sindaco di Milano e senatore. «Una struttura che aveva e ha l’obiettivo di unire l’assistenza alle madri con l’insegnamento universitario — ricorda Giachetti —, dove si parla della donna e del futuro dei bambini che vengono al mondo, quindi anche del nostro avvenire». Tra le tecniche d’avanguardia ideate e applicate qui nei primi del Novecento ci sono anche le prime manovre di rianimazione neonatale. In una foto d’epoca si vede il professore Emilio Alfieri praticare l’insufflazione a un neonato.
« Da allora la Mangiagalli si è evoluta molto — continua il presidente —. Ora è la clinica che cura le donne in tutte le loro patologie e cura i bambini prima che nascano». Alle sale parto si sono affiancate la chirurgia fetale, la terapia intensiva neonatale e tutto il ventaglio delle cure ginecologiche. «Un mondo dedicato alle donne e ai bambini che si evolverà nel nuovo padiglione Sforza, con spazi moderni e tecnologie all’avanguardia». Secondo l’ultimo cronoprogramma, aggiornato nel corso degli anni per via di alcuni ritardi di cantiere e delle migliorie apportate al progetto grazie a ulteriori finanziamenti arrivati dal terzo settore, entro la fine dell’anno l’edificio sarà finito e i reparti accreditati dall’Ats. Tra Natale e l’Epifania verranno trasferiti la dialisi e le radiologie, poi a cascata le altre attività. Il trasloco sarà completato per marzo o al più tardi aprile. Il padiglione Sforza, con 800 posti letto, sarà focalizzato sulle degenze lunghe e sormontato da un giardino terapeutico. «Un’oasi verde nel centro di Milano, per pazienti e operatori sanitari. Abbiamo calcolato che abbasserà di 1,5 gradi la temperatura», stima Giachetti.
E la «vecchia» Mangiagalli che destino avrà? Sarà riconvertita in ospedale diurno. Significa che le donne in dolce attesa continueranno a frequentare la clinica per visite ed esami, insieme a chi ha bisogno di controlli per altre patologie, come l’oculistica e la dermatologia. Il pronto soccorso generale invece rimarrà al padiglione Ponti, così come le degenze per le patologie in cui pochi minuti di ritardo possono fare la differenza: neurochirurgia e stroke unit.
Al convegno-festa di oggi, oltre agli interventi delle autorità e dei primari, verrà anche svelato il restauro del monumento commemorativo dedicato a Edoardo Porro, maestro di Mangiagalli e ideatore di una tecnica chirurgica pensata per salvare sia la madre che il bambino negli interventi di taglio cesareo. Per tutta la mattina Poste Italiane attiverà inoltre uno sportello filatelico temporaneo nell’atrio di fronte l’aula magna. L’annullo speciale recherà la dicitura «120o della clinica Luigi Mangiagalli» e una vignetta raffigurante il celebre bassorilievo «Maternità» di Arrigo Minerbi. Toccherà aspettare l’anno prossimo, invece, per il francobollo dedicato alla «culla d’Italia».